Monsefú Identity: un trattato completo sull’identità, la resistenza culturale e l’eredità filosofica di Limberg Chero Ballena

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Monsefú Identity: un trattato completo sull’identità, la resistenza culturale e l’eredità filosofica di Limberg Chero Ballena

 

Centro Studi Monsefú | Scuola Pestalozzi

 

Limberg Chero Ballena, filósofo costumbrista, educador, político y compositor,escritor y poeta monsefuano. 1945-2018
Limberg Chero Ballena, filósofo costumbrista, educador, político y compositor,escritor y poeta monsefuano. 1945-2018

Introduzione: L’architettura dell’essere Monsefú

Nel vasto panorama delle identità regionali del Perù, Monsefú emerge non semplicemente come un luogo geografico all’interno della regione di Lambayeque, ma come un complesso costrutto socioculturale, uno stato di coscienza e, nelle parole dei suoi pensatori più perspicaci, un baluardo di resistenza contro l’omogeneizzazione globale. Questo rapporto di ricerca mira a svelare, con rigore accademico e sensibilità poetica, le molteplici dimensioni di ciò che significa “essere di Monsefú”. Non si tratta semplicemente di essere nati nella “Città dei Fiori”, ma di aderire a una visione del mondo ereditata, mantenuta viva dalla pratica quotidiana dell’artigianato, della gastronomia rituale e di una fede incrollabile.

L’analisi si concentra, in modo imperativo, sulla figura monumentale del professor Limberg Chero Ballena, architetto intellettuale dell’identità contemporanea di Monsefú. Attraverso la sua vita, i suoi discorsi e la sua opera magna – FEXTICUM – Chero Ballena ha articolato una filosofia dell’esistenza che fonde l’antico passato Moche con le esigenze del cittadino moderno. Questo documento esplora gli obblighi morali e civici che incombono sul popolo di Monsefú nel preservare questa eredità, analizzando la storia, la poesia e la sociologia alla base della più importante festa tradizionale del Perù settentrionale. Attraverso una meticolosa revisione delle fonti disponibili, viene ricostruito il pensiero di un uomo che ha capito, prima di molti altri, che la cultura è l’unico rifugio sicuro contro l’oblio.

Capitolo I: L’ontologia dell’identità di Monsefú e la metafora delle radici

1.1. La filosofia dell’albero: una teoria dell’identità

Per comprendere la profondità dell’identità di Monsefú, è essenziale considerare la metafora centrale del pensiero di Limberg Chero Ballena: l’analogia dell’albero. In un mondo in cui la modernità liquida tende a sradicare le comunità, Chero Ballena postulò una visione organica della società. Secondo suo figlio, Limberg Chero Senmache, l’insegnante ripeteva spesso una massima che riassume l’intera sua teoria sociologica:“Siamo come alberi e se vogliamo essere alberi con una grande chioma, dobbiamo avere grandi radici.”.1

Questa affermazione non è un semplice aforisma; è una dichiarazione di principi riguardanti la sostenibilità di una cultura nel tempo.

  • Le radici (il passato):Rappresentano una profonda conoscenza della storia, della genealogia e delle tradizioni. Chero ammoniva che “amare Monsefú significava conoscerne il presente e il passato”. Ignorare la propria storia equivale ad avere “piccole radici”.
  • La Coppa (Il Futuro/Successo):Rappresenta la proiezione della comunità verso il mondo, il suo sviluppo economico e il suo riconoscimento globale.
  • Stabilità:La conclusione logica di Chero era che“Gli alberi con radici piccole non possono crescere molto in altezza perché cadono.”.1Una comunità che cerca il progresso economico (una grande tazza) senza rafforzare la propria identità culturale (le radici) è destinata a crollare alle prime tempeste di crisi o di acculturazione.

Pertanto, essere di Monsefú implica un “atto di amore intellettuale”.1Un senso viscerale di appartenenza non è sufficiente; richiede uno sforzo cognitivo, uno studio deliberato delle origini per garantire che la crescita sia sostenibile.

1.2. La terra generosa e le mani prodigiose: la poetica del lavoro

In senso poetico, l’identità di Monsefú si fonda su un rapporto sacro e produttivo con l’ambiente. Limberg Chero Ballena ha individuato due pilastri fondamentali che sostengono la ricchezza culturale del distretto: la natura e l’intervento umano.

Nei suoi discorsi ha sottolineato che la grandezza di Monsefú risiede nella convergenza di una“terra generosa”e alcuni“mani prodigiose”.2Questa dualità trasforma l’identità in qualcosa di tangibile:

  1. La Terra come Madre Provveditrice:La Valle del Chuspo non è solo terra agricola; è la fonte di ingredienti sacri. È la terra che produce il mais specifico per la “migliore chicha del mondo”, la zucca loche che aromatizza gli stufati e la paglia e le canne che nutrono l’artigianato.3
  2. Le mani come strumento di cultura:L’essenza di Monsefú si manifesta nell’atto del fare. Le mani degli abitanti di Monsefú sono venerate perché trasformano la materia prima in arte. Che si tratti di ricamare con fili d’oro e d’argento, di tessere cappelli di paglia di macora o di mescolare gli ingredienti del pepián, gli abitanti di Monsefú riscrivono quotidianamente la propria identità attraverso il lavoro manuale. Chero Ballena vedeva in ogni artigiano e contadino un custode della civiltà Muchik, le cui mani erano lo strumento di resistenza contro l’oblio.4

1.3. Resistenza alla globalizzazione

L’emergere di questa filosofia identitaria non fu casuale. All’inizio degli anni Settanta, Limberg Chero Ballena percepì una minaccia esistenziale: l’avanzata del “processo di globalizzazione globale” e di un “capitalismo ultraliberale” che stava iniziando a standardizzare il comportamento umano.3

Chero osservò che nelle grandi metropoli i segni del “progresso” venivano confusi con l’imitazione di cose straniere: “vestirsi, camminare, mangiare… e perfino parlare come uno straniero”.3In questo scenario, in cui la memoria del passato era ridotta ai manoscritti degli esploratori spagnoli, Chero propose che l’identità di Monsefú dovesse funzionare come una “barriera insormontabile”.1Essere di Monsefú è quindi un atto politico di dissenso culturale: è il rifiuto di lasciarsi assorbire da una cultura egemonica insipida, optando invece per una modernità che non sacrifichi l’essenza locale.

Capitolo II: L’estetica dell’identità – “Miss Fexticum” e l’ideale di bellezza

2.1. Decostruire i canoni occidentali

Uno degli interventi culturali più incisivi di Limberg Chero Ballena fu la ridefinizione del concetto di bellezza attraverso la figura di “Miss Fexticum”. Nel 1974, per la seconda edizione della fiera, Chero scrisse una poesia che stabiliva i parametri di questo concorso, distanziandolo radicalmente dai concorsi di bellezza convenzionali come “Miss Universo”.5

La poesia inizia con una dichiarazione di intenti negativa:“La selezione di Miss FEXTICUM / Non è un concorso di bellezza”.5Negando il primato dell’estetica occidentale superficiale, Chero apre lo spazio a un’estetica dell’essenza. Essere la rappresentante delle donne di Monsefú non riguarda le misure del corpo, ma l’essere“cercare la nostra essenza”e mettere in evidenza i valori del“chola calda”.5

2.2. Analisi testuale della poesia “Señorita Fexticum”

La poesia di Chero Ballena è un documento etnografico in versi che descrive le caratteristiche fisiche e morali che definiscono la donna ideale di Monsefú. Segue un’analisi dettagliata delle sue metafore e del suo immaginario:

 

Versetto/Immagine Significato culturale e poetico Fontana
“Pelle di mamey matura” Una celebrazione del colore della pelle meticcia e ramata, che lo collega direttamente ai frutti della terra, suggerendo dolcezza e maturità. 5
“Capelli neri come la pece” Riaffermazione dei tratti indigeni/meticci di fronte agli ideali eurocentrici dei biondi. 5
“Filo di cotone marrone” Riferimento diretto ai tessuti ancestrali e al cotone autoctono, integrando le donne nella produzione artigianale. 5
“Lavorando duro, sei come una formica” La bellezza risiede nel duro lavoro. Le donne di Monsefú “non conoscono la fatica”; il loro valore risiede nella capacità di costruire e sostenere la casa. 5
“Il tuo dolce sorriso di canna da zucchero” Un’altra metafora agricola che collega la gioia della donna alle colture tradizionali della regione. 5
“Mi sento una chola orgogliosa” Il nucleo politico della poesia. Rivendica il termine “chola” non come insulto, ma come segno di onore e dignità. 5

2.3. Le donne come custodi della tradizione

Nella visione di Chero Ballena, la donna di Monsefú è la custode attiva della cultura. Il poema e la tradizione del FEXTICUM esigono che il sovrano sia esperto in:

  1. La danza: “È per mettere in risalto / La danza della sua marinera / Che con grazia e malizia / La notte diventa giorno”.5La marinera non è solo una danza, è un linguaggio del corpo di seduzione ed eleganza che una donna deve padroneggiare.
  2. Gastronomia: “Una donna che sa cucinare… È la perfetta incarnazione / Di uno stufato che è un emblema”.5La trasmissione del sapere culinario è fondamentale. Una Señorita Fexticum deve saper preparare la chicha e gli stufati; non è una figura ornamentale, ma funzionale all’economia domestica e festiva.
  3. Artigianato: “È la tessitura sul telaio / È la modellatura del cappello”.5La destrezza manuale è un requisito identitario.

Capitolo III: L’architetto culturale – Vita e pensiero di Limberg Chero Ballena

3.1. Biografia di un visionario

Limberg Chero Ballena (1945–2018) ha ricoperto molteplici ruoli: preside di scuola, dirigente scolastico, direttore regionale del Turismo e, soprattutto, “Illustre Creatore di Monsefú”.1La sua vita è stata segnata da un profondo legame emotivo e intellettuale con la sua terra natale. Ha descritto la genesi delle sue idee come“Ispirazioni che possono nascere solo quando un figlio è in sintonia con la sua patria”.3

La sua leadership non si limitava alla teoria; era un pragmatico che sfruttava la sua posizione nel sistema educativo (durante la Riforma dell’Istruzione degli anni ’70) per attuare cambiamenti strutturali nel modo in cui veniva percepita la cultura locale. Aveva capito che l’aula scolastica doveva trascendere le sue quattro mura e connettersi con gli anziani, i contadini e gli artigiani della comunità.6

3.2. Il modello del “cittadino del XXI secolo”

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare di un tradizionalista, Chero Ballena non era un nemico della modernità. La sua proposta educativa e culturale cercava di forgiare un“Un buon cittadino del XXI secolo, con radici in oltre mille anni di cultura”.1

Questa visione ibrida è fondamentale per comprendere l’impegno degli abitanti di Monsefú oggi. Chero non voleva che Monsefú si isolasse dal mondo (“chiudere i confini del nostro distretto” era da lui considerato “imprudente”).3Al contrario, ha sollecitato l’uso dell’“strumenti del libero mercato”per proteggere la cultura. La sua tesi era che l’identità potesse essere economicamente sostenibile; la “Monsefuanità” dovrebbe diventare un“fonte di reddito”nobilitata attraverso il turismo culturale e la vendita di prodotti tipici con valore aggiunto.1

3.3. Innovazione e “idee rischiose”

Lo stile di gestione culturale di Chero era definito dall’audacia. Lui e suo figlio descrivono la sua eredità come una serie di“idee rischiose”che cercavano di scuotere la compiacenza locale e di attirare l’attenzione esterna1:

  • Fiera della creatività dei bambini:Un’iniziativa educativa in cui i bambini vendevano piattini di cibo in miniatura a prezzi simbolici (0,10 centesimi). L’obiettivo era duplice: insegnare il valore del denaro e la microeconomia fin dall’infanzia e garantire la trasmissione generazionale delle ricette tradizionali.1
  • La frittata di pastinaca più grande del mondo:Più che un primato culinario, si è trattato di una brillante manovra di marketing territoriale che ha portato la gastronomia di Monsefú in prima pagina, dimostrando la capacità di organizzazione collettiva del popolo.1
  • Validazione della guarigione popolare:Organizzò congressi di guaritori, realizzando l’impossibile: riunire sciamani in competizione tra loro. Ciò non solo legittimò la medicina tradizionale, ma attirò anche l’attenzione dei media internazionali comeNational Geographice la catena giapponeseNHK, convalidando la cultura Muchic agli occhi del mondo.1

Capitolo IV: La dimensione letterale – Gastronomia, simboli e territorio

4.1. La liturgia gastronomica

Letteralmente, essere di Monsefú significa partecipare a una liturgia gastronomica con regole rigorose e significati profondi. Non si tratta semplicemente di mangiare, ma di entrare in comunione con la tradizione.

4.1.1. Il Protocollo Pepián

Lo stufato di tacchino è il piatto forte, ma il suo consumo è socialmente codificato. Limberg Chero ha spiegato che“Non si tratta solo di mangiare uno stufato di tacchino”ma piuttosto per comprenderne il contesto3:

  • Opportunità:È il“il piatto formale per eccellenza”riservato alla celebrazione di impegni e sacramenti speciali: matrimoni, battesimi o alleanze con Dio.
  • Tempo:La tradizione vuole che si debba festeggiare“dopo le 13:00”Se l’evento è precedente, sono appropriati l’hornado o il fiambre. Infrangere questa regola temporale è una mancanza di comprensione dell’etichetta di Monsefú.

4.1.2. Chicha e Verse

La chicha di Monsefú è famosa, ma Chero Ballena ha insistito sul fatto che il suo valore non risiede solo nel sapore, ma anche nella tradizione orale che la accompagna.“Non si trattava solo di vendere una bevanda della migliore chicha del mondo, ma di avere un verso a parte che spiegasse in cosa consiste questa pozione dissetante.”.3La bevanda è indissolubilmente legata alla poesia popolare, alla cumanana e ai brindisi spiritosi. È un veicolo di comunicazione sociale.

4.1.3. Il pane come resistenza

Il pane Monsefú (marraqueta, pane al burro) è un altro pilastro identitario. Durante la crisi del COVID-19, questo elemento ha assunto una dimensione eroica. Al Fexticum Virtual 2020, è stata promossa la preparazione del pane con ingredienti locali, “combattendo” simbolicamente e trasformando la panificazione in un atto di resilienza comunitaria di fronte alle avversità.7

4.2. L’Arco dell’Amicizia: La Soglia Sacra

L’identità di Monsefú ha una manifestazione fisica monumentale: l’Arco dell’Amicizia.

  • Storia:La sessione inaugurale per la sua costruzione si tenne il 26 ottobre 1987, in commemorazione del 99° anniversario dell’elevazione di Monsefú allo status di città. La costruzione definitiva avvenne nel 1988, sotto la sponsorizzazione del Dott. Guillermo Baca Aguinaga.8
  • Simbolismo:Questo arco non è solo una struttura accogliente; è un confine semiotico. Attraversandolo, il visitatore entra in un territorio governato dalle leggi dell’ospitalità di Monsefú. È il simbolo fisico dell’apertura della città verso gli stranieri, in linea con la visione di Chero di mostrare “una speciale considerazione per il visitatore”.3
  • Validità:La sua importanza è tale che, in occasione delle recenti celebrazioni del Giubileo d’Oro di FEXTICUM, gli artigiani del laboratorio “Ricamare con Identità” hanno immortalato l’Arco su una gigantesca tovaglia ricamata a mano, insieme alla figura di Limberg Chero, riaffermandone lo status di icona inamovibile della città.4

Capitolo V: FEXTICUM – Genesi, evoluzione e obbligo di preservazione

5.1. La nascita di un baluardo (1973)

FEXTICUM (Fiera Espositiva Culturale Tipica di Monsefú) non è nata dal nulla. È stata il prodotto di un’ingegnerizzazione culturale deliberata. L’idea nacque nel 1973, in un contesto in cui gli educatori cercavano di collegare la scuola alla comunità.

L’esatta genesi, secondo i documenti storici, avvenne in una conversazione tra i presidi delle scuole primarie e il Promotore dell’Ordine dell’Impero Britannico (OBE) del Distretto Educativo n. 4, il Sig. Limberg Chero Ballena. Per concretizzare l’idea, Chero chiese il sostegno dell’allora sindaco,Il signor Oscar Salazar ChafloqueA questo gruppo fondatore si unirono figure chiave comeLa signora McCarthy Olga Rodriguez di Soto, il padreTerry Thompson(in rappresentanza della congregazione canadese) e ilSr. José Senmache.8

La prima edizione si è svolta il29 luglio 1973Sebbene durò solo un giorno, gettò le basi per quella che sarebbe diventata la più grande festa tradizionale del nord. Il nome stesso, FEXTICUM, fu una creazione intellettuale di Chero, che “giocò con le parole” fiera, esposizioni, tipico, culturale e Monsefú fino a trovare l’acronimo perfetto che suonasse come un’eredità.3

5.2. L’obbligo di preservare: “una barriera insormontabile”

La conservazione di FEXTICUM non è una questione di intrattenimento, ma di sopravvivenza culturale. Limberg Chero ha progettato la fiera con un chiaro scopo strategico: essere un“barriera insormontabile”di fronte alla globalizzazione.1

L’obbligo che ha oggi il popolo di Monsefú è duplice:

  1. Mantenere l’autenticità:La fiera è stata creata per proteggere le tradizioni. Se FEXTICUM diventasse una fiera generica e senza anima, avrebbe fallito la sua missione fondante. È fondamentale che le “espressioni culturali uniche e autentiche” (cibo, musica, artigianato) continuino a essere presentate.3
  2. Adattamento senza rassegnazione:La storia della fiera dimostra che deve evolversi. È passata dall’essere un evento di un giorno a una stagione che dura quasi un mese a luglio.10La più grande lezione di conservazione si è avuta nel 2020, quando, di fronte alla pandemia, la comunità organizzata da Limberg Chero Senmache (figlio del fondatore) ha lanciato ilFESTIVAL virtualeLungi dall’annullare la celebrazione, l’hanno adattata alle piattaforme digitali, organizzando messe, concorsi e uscite musicali online.7Questa capacità di adattamento è il vero “obbligo”: trovare nuovi modi di celebrare il vecchio.

5.3. Impatto socioeconomico e culturale

FEXTICUM si è rivelato il motore di sviluppo che Chero sognava.

  • Impatto economico:È diventata una fonte di reddito essenziale per artigiani e cuochi, realizzando la visione di rendere la cultura un bene sostenibile.1
  • Proiezione:La fiera mette Monsefú in una buona posizione.“agli occhi del Perù e del mondo” 13attirando migliaia di visitatori (per le ultime edizioni si prevedevano 150.000).10
  • Coesione sociale:È il periodo dell’anno in cui la comunità riafferma il proprio patto sociale. La partecipazione di scuole, confraternite e quartieri a sfilate e competizioni rafforza il tessuto sociale.

Capitolo VI: La dimensione spirituale – Gesù il Nazareno, prigioniero

6.1. La fede come fondamento dell’identità

Non si può parlare di Monsefú senza menzionare la sua spina dorsale spirituale: la devozione aGesù Nazareno prigionieroQuesta fede non è parallela all’identità culturale; è intrinseca ad essa. Il santo patrono scandisce il tempo e lo spazio della città.

6.2. La leggenda fondatrice

La storia dell’arrivo dell’immagine è un racconto che conferisce a Monsefú il carattere di un “popolo eletto”. La tradizione narra che una cassa contenente l’immagine fu lasciata sulle spiagge tra Santa Rosa e Pimentel. Per “disegno divino”, la destinazione finale dell’immagine fu Monsefú, adempiendo una profezia locale (predetta dalla donna della Huaca de Oro).9Questa narrazione mitica rafforza il senso del destino e della protezione divina sulla città.

6.3. Il calendario devozionale

La vita dell’uomo di Monsefú ruota attorno a due momenti liturgici chiave legati alla Prigioniera:

  • La festa di metà anno (marzo):Una celebrazione che scandisce il ritmo semestrale della fede.
  • La festa principale (settembre): l’evento centrale, che comprende sfilate e processioni di massa, in cui la fede trabocca nelle strade.14
    Queste festività si intrecciano con il FEXTICUM (luglio), creando un ciclo annuale in cui sacro e profano (la fiera) si completano a vicenda per celebrare la vita a Monsefú. Le confraternite, come quella di Gesù Nazareno, svolgono un ruolo cruciale nell’organizzazione sociale, collaborando strettamente con le autorità civili e culturali.<sup>11</sup>

Conclusioni: Il mandato dei figli di Monsefú

Al termine di questa esaustiva indagine, diventa chiaro che essere di Monsefú è una responsabilità storica. “L’identità di Monsefú” è un patrimonio immateriale costruito con intelligenza, poesia e duro lavoro.

  1. La bellezza dell’essere di Monsefú:Risiede nell’appartenenza a una comunità che non ha dimenticato il suo nome. È bello sapersi eredi di una tradizione che trasforma la paglia in cappelli d’oro, che trasforma l’argilla in arte e che fa del cibo un atto d’amore. È la bellezza di avere “radici profonde” che permettono di resistere ai venti della storia.
  2. L’obbligo di preservare:Il debito nei confronti di Limberg Chero Ballena e dei fondatori è immenso. L’obbligo delle nuove generazioni è quello di mantenere vivo FEXTICUM, non come una reliquia, ma come un organismo vivente. Devono resistere alla tentazione di trasformare la fiera in un vuoto evento commerciale e impegnarsi a preservare la purezza delle sue esposizioni culturali.
  3. Il futuro:Monsefú affronta la sfida di rimanere un modello di come una piccola città possa interagire con il mondo globalizzato senza perdere la propria anima. Come ha insegnato il Maestro Chero, l’obiettivo è essere cittadini del XXI secolo, moderni e competitivi, ma con il cuore saldamente radicato nella Valle del Chuspo, sotto lo sguardo vigile del Nazareno Prigioniero.

Preservare il FEXTICUM e l’identità di Monsefú è, in definitiva, un atto di affermazione della vita. È gridare al mondo, anno dopo anno, che la cultura Muchik è ancora viva, respira e crea nelle mani prodigiose dei suoi figli.

Tabella riassuntiva: pietre miliari e concetti dell’identità di Monsefú

 

Categoria Elemento/Concetto Significato nella visione del mondo di Chero Ballena Fontana
Filosofia Metafora dell’albero Necessità di radici profonde (storia) per sostenere una grande tazza (progresso). 1
Evento FESTIVAL(1973) Una barriera insormontabile contro la globalizzazione e la perdita della memoria. 1
Estetica La signorina Fexticum Antitesi dei concorsi di bellezza; apprezzamento della donna lavoratrice e della “chola”. 5
Simbolo fisico Arco dell’amicizia Soglia di benvenuto e simbolo della città (inaugurata nel 1988). 8
Spiritualità Gesù Nazareno prigioniero Patrono e protettore; simbolo dell’elezione divina del popolo. 9
Gastronomia Pepián e Chicha Elementi rituali che richiedono etichetta, tempo e poesia per essere consumati. 3
Pedagogia Idee rischiose Strategie innovative (Fiera dei bambini, Tortilla gigante) per insegnare e diffondere la cultura. 1

Opere citate

  1. ILLUSTRE CREATORE DI MONSEFU: LIMBERG CHERO WHALE – Expression Weekly, data di accesso: 5 gennaio,https://www.semanarioexpresion.com/Presentacion/noticia2.php?noticia=1031&categoria=Regional&edicionbuscada=1126
  2. Fexticum. Omaggio a Don Limberg Chero Ballena. – YouTube, consultato il: 5 gennaio 2026Italiano: https://www.youtube.com/watch?v=XnT31ACXxS8
  3. FEXTICUM, 40 anni – Intervista al Prof. Limberg Chero Ballena (28 …, data di accesso: 5 gennaio 2026,http://www.fexticum.org.pe/2022/07/fexticum-40-anos-entrevista-al-prof.html
  4. Ricamare l’identità: bambini e artigiani realizzano una tovaglia gigante a Monsefú – ANDINA, consultato il 5 gennaio 2026https://andina.pe/agencia/noticia-bordando-identidad-ninos-y-artesanas-confeccionan-mantel-gigante-monsefu-886295.aspx
  5. Poesia Miss Fexticum – Limberg Chero Ballena (Monsefú, 1974), data di accesso: 5 gennaio 2026,http://www.fexticum.org.pe/2023/07/poema-senorita-fexticum-limberg-chero.html
  6. FARKAM 202O: Rafforzare l’arte e la cultura ancestrale di Monsefú | PDF – Scribd, consultato il 5 gennaio 2026https://es.scribd.com/document/531926676/FARKAM-202O-Fortalecimiento-del-arte-y-cultura-ancestral-de-Monsefu
  7. Fexticum virtual 2020, data di accesso: 5 gennaio 2026,http://www.fexticum.org.pe/2023/11/fexticum-virtual-2020.html
  8. Facoltà di Scienze Sociali, Scuola Accademica Professionale del Turismo – Università Nazionale di Trujillo, data di accesso: 5 gennaio 2026https://dspace.unitru.edu.pe/bitstreams/9e037702-00a3-474b-bf99-87ca379c60f0/download
  9. Monografia sull’identità socio-storica di Monsefu | PDF – Scribd, consultato: 5 gennaio 2026https://www.scribd.com/document/774485626/Monografia-Sobre-Identidad-Sociohistorica-de-Monsefu
  10. Origini di FEXTICUM, consultato: 5 gennaio 2026,http://www.fexticum.org.pe/2024/06/origins-of-fexticum.html
  11. ANNIVERSARIO D’ORO DEL PROGRAMMA FEXTICUM 2023, data di accesso: 5 gennaio 2026http://www.fexticum.org.pe/2023/07/programa-del-fexticum-2023-bodas-de-oro.html
  12. Marinera “Señorita FEXTICUM” – Limberg Chero Ballena (Premiere 2020) – YouTube, accesso: 5 gennaio 2026Italiano: https://www.youtube.com/watch?v=afwhDxmPyPQ
  13. Monsefú è negli occhi del Perù e del mondo: Fexticum 2015 – Expresión Weekly, consultato: 5 gennaio 2026http://semanarioexpresion.com/Presentacion/noticia1.php?noticia=3629&edicionbuscada=921
  14. 12-08 5e FMF Import Identità culturale e sociale di Monsefu | PDF – Scribd, consultato: 5 gennaio 2026,https://es.scribd.com/document/903923448/12-08-5E-FMF-IMPORT-IDENTIDAD-CULTURAL-Y-SOCIAL-DE-MONSEFU
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